Coinvolgente


Comitato Promotore - Associazione Culturale


  1. Il Giorno - 20 Giugno 2010

    Una sciarpa lunga fino al mare per salvare il Naviglio Grande

     di Ranuccio Bastoni


    UNA SCIARPA chilometrica che raggiungerà il mare. «La prima tappa nel 2015, la faremo a Tornavento, vicino a Lonate  Pozzolo, dove nasce il Naviglio Grande; a quel punto avremo già una sciarpa di cinquanta chilometri,  coloratissima, fatta tutta  all'uncinetto. Ma non intendiamo fermarci. Proseguiremo, pian piano, assemblando senza sosta le migliaia di pezzi lunghi un metro che ci spediscono da tutto il mondo,con la speranza di arrivare al mare». Maria Teresa Piantanida, pittrice e poetessa, più nota come Mitti, nel suo studio al numero 4 dell'Alzaia Naviglio Grande, parla e spiega perchè ha deciso alcuni mesi fa di creare una sciarpa chilometrica che seguendo le vie d'acqua leonardesche, partendo da Milano, arriverà al mare.
    «NON LO FACCIAMO per entrare nel Guinness» dei primati, però - dice la pittrice - Sarebbe uno scopo inutile e un risultato sterile; questo sforzo lo facciamo per il Naviglio. Pensiamo a quanti l'hanno amato, vissuto, frequentato; a quante storie di vita e malavita sono nate sulle sue sponde, oppure quante storie d'amore hanno accompagnato lo scorrere delle sue acque sotto i ponti che congiungono la Ripa con l'Alzaia. Questo nostro Naviglio sta a cuore a tutti; dobbiamo difenderlo da quanti lo vorrebbero stravolgere, da chi preferirebbe eliminarlo, da quelli che lo considerano un ingombro e basta. Il Naviglio è la storia di Milano e noi nutriamo per lui un profondo affetto. La nostra sciarpa lo aiuterà a difendersi ed a sopravvivere alle nebbie del malaffare». Giovanni De Nicola (nella foto a destra) è l'assessore provinciale alle infrastrutture. Ha riaperto i Navigli alla navigazione da diporto e turistica col varo di un « bateau  mouche», sull'esempio della navigazione sulla Senna a Parigi. L'iniziativa di Maria Teresa Piantanida lo ha entusiasmato. Luciana Savignano è la madrina dell'evento e numerosi personaggi dello spettacolo, dello sport e della cultura, hanno dato la loro adesione. 

     

    L'altro giorno ad ammirare la sciarpa che in breve ha già raggiunto i trecento metri di lunghezza, con l'assessore De Nicola c'erano, in abiti principeschi, Michel Altieri e Arianna Bergamaschi. gli  applauditissimi protagonisti del musical ”La bella e la bestia”,  che per otto mesi ha tenuto il cartellone del teatro Nazionale. “Per vie d'acqua da Milano si può giungere al mare, come ha scritto mirabilmente Shakespeare ne "La tempesta". - sorride Michel Altieri -.
    E noi che siamo artisti di palcoscenico non potevamo esimerci da rendere omaggio a questa iniziativa che mira a salvaguardare uno degli aspetti più belli, originali e storici del paesaggio milanese». «Prima del 2015 - interviene Arianna - consegnerò anche'io II mio metro di sciarpa per il Naviglio»- Intanto continuano ad arrivare metri e metri di sciarpa  da ogni parte del mondo. Ne sono arrivati perfino dal Giappone, dalla Norvegia e dalla Russia «Chi passa da Milano e scopre il Naviglio, non lo dimentica più. - conclude Maria Teresa Piantanida - Tutti vogliono partecipare alla sciarpa. Da Como ne sono appena arrivati 92 metri; altrettanti da Torino. La cantante storica delle canzoni milanesi, Chiara, conosciuta anche come la Piaf dei Navigli, ne ha raccolto 71 metri. Ed io sono orgogliosa che il primo pezzo di 30 centimetri, quello che ha dato l'avvio alla nostra sciarpa, lo abbia confezionato all'uncinetto una donna a tutti molto cara, la signora Gesualda Palma, 95 anni, memoria storica del Naviglio».
    Ranuccio Bastoni

     

    pagina 15   sezione: CRONACA MILANO
    (Domenica 20 Giugno 2010) - www.ilgiorno.it

  2. CronacaQui - 22 Maggio 2010

    Clicca qui per leggere l'articolo

    Sciarpa di 50 Km per proteggere il Naviglio

    di Marianna Vazzana


     

    pagina 8   sezione: CRONACA
    (22 Maggio 2010) - CronacaQui.it

  3. Repubblica - 8 Gennaio 2006

    L' acqua perduta di Milano

    L' ultimo barcone con le bobine di carta per le rotative arrivò sotto il Corriere il 15 marzo 1929. Le cartiere, la Burgo, la Binda, erano oltre le mura, verso Corsico. Ma ancora nel ' 51 alla Darsena di Porta Ticinese si contarono 697.130 tonnellate di merce e questo faceva di Milano il dodicesimo porto italiano, dopo Ancona e prima di Palermo. Parlare di Navigli oggi, a Milano, ha qualcosa di scivoloso. Un po' per l' inevitabile gioco passato-presente (che poi non è un gioco), un po' perché i Navigli non sono due, come molti credono (il Naviglio grande e il Pavese, uniti dalla Darsena) ma cinque. Quando il tassista dice «va bene se facciamo la Cerchia dei Navigli?» uno risponde distrattamente di sì e non pensa che una volta si diceva Cinta dei Navigli e quello della Martesana arrivava a Milano in pieno centro: entrava da via Gioia, fiancheggiava la Cassina di Pomm (dove Casanova ebbe le grazie della bella Zenobia il giorno prima delle di lei nozze), passava il Ponte delle Gabelle, arrivava in San Marco, dove formava un laghetto, e poi avanti, via Fatebenefratelli, via Senato, via san Damiano verso corso Monforte: lì c' era il ponte detto delle Sirenette, in ghisa, tanto che per la gente divennero familiarmente le sorelle Ghisoni. Adesso sono al Parco Sempione. "I cà di sciori", le case dei signori, cioè dei nobili, dei ricchi o di tutt' e due le cose insieme, sono concentrate qui, e la più bella, la più dipinta era quella dei Visconti di Modrone, col suo splendido giardino e le preziose balconate. Un altro laghetto era in Santo Stefano, realizzato intorno al 1388, al tempo di Giangaleazzo Visconti, dalla Fabbrica del Duomo. Già, il Duomo, «una cava di marmo vestita da sposa» cantava Dario Fo. Tutto il marmo di Candoglia, sul lago Maggiore, arrivava a Milano sull' acqua, e i barconi che trasportavano materiale per la costruzioni non pagavano dazio e recavano la scritta A. U. F. (ad usum Fabricae) e da qui deriva (a designare gli scrocconi) l' espressione «andare a ufo». Ancora da quel mondo ci arriva «non dare corda», perché «dare corda»per i barcaioli era sciogliere le funi che assicuravano il natante alla riva, mentre un altro con una pertica lo indirizzava nel giusto senso della corrente. Non dare corda significa non dare spazio a un tale che presumibilmente è un seccatore, non incoraggiarlo. Dalle vecchie piantine di Milano (c' è una bellissima incisione del Matthaus, seconda metà del Seicento) si capisce com' era: circondata dall' acqua e con un cuore navigabile. Nessuna città europea aveva queste caratteristiche. Il Naviglio Grande fu il primo canale navigabile, al mondo. Esce dal Ticino a Tornavento, va a morire nella Darsena dopo 57 chilometri. I lavori di scavo cominciarono nel 1179 e terminarono dopo 32 anni. Secondo Guido Lopez, storico milanese, «nel 1929 fu perduta un' isola pedonale già bella e pronta». In sostanza, da allora ci si sbatte per la vivibilità di un centro storico che la doppia cintura d' acqua garantiva, pur con qualche inconveniente (gli scarichi, le zanzare), e che adesso non garantisce più nessuno. Come nessuno, tranne qualche artista, protestò davanti all' interramento del Naviglio, una sepoltura vera e propria (progetto dell' ingegner Cesare Albertini). La contestazione più forte uscì sul Marzocco, giornale di Firenze, a firma di Luca Beltrami, senatore del Regno, architetto, l' uomo che recuperò il Castello Sforzesco. Questo Naviglio centrale viene inumato e festeggiato da una mostra di 301 dipinti sui Navigli. Ospite d' onore il padre della modernizzazione, il Podestà Giuseppe Capitani d' Arzago, che non è un pesce piccolo: sottosegretario al Tesoro nel ministero Facta, ministro dell' Agricoltura nel primo ministero Mussolini. Giuseppe Pontiggia ha riassunto molto bene il tutto: «Le città attraversate da fiumi e da canali ne traggono una linfa vitale e segreta: ma gli uomini, nella loro tendenza proterva a ridurre l' ideale al materiale, la interpretano come efficienza dei trasporti. Anche Milano è stata vittima di questa allucinazione. Ha impiegato secoli di lavoro geniale per trasformarsi in una città acquatica, rendendo sempre più capillare la trama dei canali e la civiltà dei rapporti. Ma poi, nel giro di un secolo, dominata da due miti moderni, la macchina e la velocità, ha iniziato e in gran parte coperto il percorso contrario. Trasformare le vie d' acqua in vie asfaltate appariva un' operazione coerente con lo sviluppo della città; non si capiva che se ne tradiva la storia, se ne spegneva la bellezza, se ne impoveriva l' umanità». Secondo Stendhal (annotazione del 4 ottobre 1816), «Milano è la città d' Europa con le strade più comode e i più bei cortili. Questi cortili, quadrati come quelli dei greci, sono circondati da colonne di granito. In tutta Milano si trovano ben ventimila colonne di granito. Arrivano dal lago Maggiore su un canale che sta nella città come un boulevard, dalla Bastille alla Madeleine, canale cui mise mano anche Leonardo. Noi non siamo che dei barbari». E noi, chissà. Anche Simenon amava il Naviglio, specie con la nebbiolina vaga d' inverno. Il suo studio era in vicolo dei Lavandai, ancora ci sono i lavatoi di pietra dove le lavandaie appoggiavano "el brellin", un' asse di legno che le riparava dal freddo e dal ruvido. Le lavandaie lavavano ancora, fino agli anni Sessanta. Quando Ivan Della Mea compose una canzone contro la retorica del Naviglio: «Gh' è chi dis che l' è bela/ quest' acqua marscia/' sto scarich pubblich/ de cess, de ruera». Ruera è l' immondizia, i rifiuti in genere. Dice: «In quella zona ci ho vissuto e le lavandaie, i barcaioli, i cavatori di sabbia e di ghiaia facevano un lavoro da bestie. Nelle acque non cristalline c' erano già delle pantegane grosse così. Ricordo che in viale Gorizia abitava Elio Vittorini e faceva lunghissime passeggiate notturne, da solo, specie dopo che gli era morto il figlio. Era una zona viva, dove sentivi il milanese vero e quello arioso, si andava alla Magolfa dalla sciora Maria a sentir cantare qualcuno, adesso è inutile muoversi, non c' è da sentire nessuno e soprattutto non c' è parcheggio». Nanni Svampa, un altro che ha molto cantato Milano, rievoca la Briosca, col Pinza a cantare e la Wanda che ballava sui tavoli: era un ballerino gay della compagnia Osiris, di lì il soprannome. Quegli anni un po' li ho vissuti, ricordo il Meazza che suonava i bicchieri, il Praticello sotto lo svincolo per l' autostrada di Genova. Andare sui Navigli la sera, specie con una ragazza, era considerato trasgressivo. Perché più o meno il mangiare era sempre quello (molti salumi, pasta e fagioli, polenta, trippa), il bere anche (Barbera, non sempre all' altezza, ma anche vino pugliese, da cui "trani", non sempre a gogò, come cantava Gaber). E poi partivano le canzoni, che erano sporche e in dialetto. Questo consentiva alle signore di non cogliere le decine di doppi sensi, e ai signori di farglieli notare. Si cominciava con Porta Romana, La povera Rosetta e il piatto forte era El gir del mond, di cui sono state incise versioni purgate, castissime. Il tutto per poche lire. Chi aveva più soldi andava al Derby, verso San Siro, e lì era cabaret, spesso grande cabaret. Sui Navigli, canzoni popolari o canzonacce spacciate come «della mala». Gli appassionati di jazz andavano al Capolinea. Joe Venuti suonava il violino e diceva di sentirsi come a New Orleans, ma forse voleva solo essere gentile o coglieva un' atmosfera che c' era, effettivamente, lungo quei corsi d' acqua, e derivava dalle persone che ci abitavano e da quelle che ci andavano la sera. Un' operazione-nostalgia può idealmente portare a una nuova mostra, e far rivedere i quadri di Angelo Inganni, di Emilio Gola, di Giovanni Segantini, di Filippo De Pisis, di Umberto Lilloni, o le incisioni di Federica Galli: sono scorci, frammenti, pezzi di Naviglio. Che belli. E rileggere due righe di Dino Buzzati: «Il buon odore del Naviglio, che veniva su al tramonto con quel sapore di salsedine che sembrava di essere a Venezia». Il buon odore del Naviglio non so cosa sia, non l' ho mai trovato e non l' ho mai cercato. Però mi piaceva quella sorta di melting pot, quel sentirsi insieme a Milano e fuori Milano. Era un quartiere non ricco, se non di umanità. L' ideale per milanesi anziani, famiglie numerose di immigrati, artisti e bohémien, ma anche grandi e piccole fabbriche (scomparse una dopo l' altra) e piccolissimi, geniali artigiani. Lasciamo perdere Parigi, la rive droite e la rive gauche. C' era un' identità, questo c' era. Magari erano case di ringhiera, con problemi di umidità e, talvolta, i servizi sul ballatoio. Ma teneva caldo, in qualche modo. Il Naviglio della Martesana ha mantenuto qualcosa del suo fascino, nel fine settimana si vedono intere famiglie che pedalano sulla pista ciclabile e sono felici di mostrare ai piccolini la bellezza di un giardino, di una casa. Parlo della zona intorno allo Zelig. E ancora le bici servono per passeggiate lungo l' argine, risalendo verso Castelletto di Cuggiono, Cassinetta di Lugagnano, per ammirare le cà di sciori ancora in piedi, ma attraversando prima un orizzonte di fabbriche dismesse, da destinare chissà a che, di palazzi sventrati per comodi loft. Perché adesso la zona è modaiola, o trendy, e i prezzi si sono impennati. I milanesi affollano i Navigli di notte, fino a tardi, fra una finta osteria e un ristorante che ha esposto il menù solo in inglese, tra decine di locali tutti uguali che hanno trasformato i Navigli in un divertimentificio quasi obbligatorio. E ogni casa è imbrattata dallo spray: se ci fosse un concorso per nominare i più stupidi sporcamuri d' Europa, lo vincerebbero quelli di Milano, non ho dubbi. All' 8 di via Alzaia Naviglio Grande c' è la botteghina di Giorgio Pastore (trovarobato, piccolo antiquariato, curiosità varie). «Una volta veniva Moratti, e la principessa Trissino, e la contessa Borromeo che faceva collezione di bambole antiche». Genovese, Pastore è qui dal ' 67. Ancora cinque mesi e sarà sfrattato. «Prima è toccato a quelli del 12, poi a quelli del 10. Sono andati via l' Adolfo Valtorta, galvanotecnica, lo stracciaio Crespi, il Dino che restaurava da dio avori e tartarughe, il lattoniere Brechet, il Negretti vinaio dell' Oltrepò, un panettiere, un parrucchiere, una scuola di yoga, un calzolaio, è rimasto un fruttivendolo ma sta facendo fagotto anche lui. E vengono su come funghi questi locali tutti uguali, sono cinquantotto da qui al ponte di via Valenza, poche centinaia di metri, ed erano undici, sono cinquanta sul Naviglio Pavese e una quarantina nelle stradine laterali. E sa cosa significa? Che c' è fracasso fino a dopo le 4 e alle 6.30 passa il camion della pulizia». Di fianco c' è la bottega d' arte di Maria Teresa Piantanida, che pure dipinge. Con Pastore e altri ha fondato Gente per il Naviglio: per resistere, per non andare via, per sensibilizzare gli altri milanesi. «Vede, è molto semplice. Qui non ti rinnovano l' affitto oppure sì, ma quadruplicato. Comprare, per un pittore o un piccolo artigiano, è impossibile. Ne deriva uno spopolamento di giorno e un superaffollamento di notte, che ha poco di milanese, davvero. Sembra un lunapark». Sembra anche peggio, un non-luogo, un posto senz' anima, un guscio vuoto. La Darsena è quasi asciutta, stanno costruendo un maxiparcheggio per i nottambuli. «Restituiamo dignità a questi luoghi che sono stati umiliati e che devono tornare a essere espressione del vivere civile di un tempo e memoria storica di una città», così c' è scritto sull' appello. Hanno già raccolto 4.500 firme da marzo. «Non cavalchiamo la nostalgia ma la voglia di dignità» dicono. Hanno ragione, firmo anch' io, ma aver ragione in questa città incanaglita, incanalata e immemore è il modo più sicuro di aver torto. Finché il modello è una Las Vegas di plastica, almeno.

    pagina 32   sezione: DOMENICALE
    (8 Gennaio 2006) - Repubblica -GIANNI MURA

    Fonte originale : ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2006/01/08/acqua-perduta-di-milano.156l.html

  4. Repubblica - 25 Agosto 2008

    Il rigattiere: Ormai conta solo il prezzo basso

    Giorgio Pastore, 76 anni, storico rigattiere di Milano. O meglio ex rigattiere, da quando nell' aprile 2007 lo hanno sfrattato dalla sua bottega sui Navigli. La sua è stata una vita passata a svuotare soffitte e a vendere roba usata.

    Pastore, come le sembra il mercato oggi?

    «Adesso sulle bancarelle di chi vende usato non c' è nulla di interessante, è tutto un proliferare di abusivi che vendono robaccia senza permesso. Ma la verità è che la gente ha perso il gusto per l' antico e compra solo per necessità. In passato venivano dal rigattiere anche per acquistare merce di valore».


    Ai suoi tempi che cosa significava fare il rigattiere a Milano?

    «Il mio era un mestiere affascinante. Ho iniziato a vendere oggetti usati negli anni Cinquanta e con il tempo mi ero fatto un nome, nella mia bottega trovavi mobili di pregio. Avevo un bel giro, una clientela fissa».
    Dove lavorava?

    «Il mio laboratorio era sui Navigli, una zona bellissima, dove venivano da tutto il mondo appositamente per comprare da me. Questo posto aveva un fascino tutto particolare ed era il regno di antiquari, rigattieri, artigiani e pittori. Si respirava un' aria diversa, che sapeva di cose belle. Mentre adesso...»


    Adesso i commercianti dell' usato sono aumentati.

    «Sì, ma gli autentici rigattieri stanno scomparendo dal centro. Prima, nella mia zona, erano almeno cinquanta. Ora con l' aumento degli affitti saranno rimasti in cinque».

    Luca De Vito

    Pagina 4
    (25 agosto 2008) - Repubblica

    Fonte originale : ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/08/25/il-rigattiere-ormai-conta-solo-il-prezzo.html

    Luca De VitoBlog dell'autore: Giorgio Pastore, storico rigattiere di Milano


     

  5. Corriere della Sera - 12 Marzo 2007

    L' ARZIGOZZOVIGLIERIA

    Dopo 40 anni sfratto al negozio di curiosità. «Arriverà un bar»

     

    L' «Arzigozzoviglieria» chiude per sfratto. Scompare il negozietto di oggetti curiosi e antichità che Giorgio Pastore aveva rilevato, quarant' anni fa, da Gildino, vecchio rigattiere di Sinigaglia e aveva conservato inalterato. «Non lo dico per me, ma per la zona, si perde un pezzetto di storia. Ma la mia è una scelta obbligata - spiega Pastore -. Ero disposto a pagare un affitto tre volte più alto, rinunciando a una buona parte dei locali. Ma il padrone di casa è stato molto schietto: meglio affittare a un bar o a una gelateria. Non sono il primo costretto a lasciare. Per gli artigiani anche l' Alzaia Naviglio Grande sta diventando impossibile. Locali notturni, bar, kebab, e una marea di abusivi stanno cambiando la faccia di questa sponda dei navigli».

    D' Amico Paola

    Pagina 2
    (12 marzo 2007) - Corriere della Sera

    Fonte originale : archiviostorico.corriere.it/2007/marzo/12/Dopo_anni_sfratto_negozio_curiosita_co_7_070312003.shtml

     


    Corriere della Sera

  6. Corriere della Sera - 9 Marzo 2006

    Appello dell' antiquario sul Naviglio Grande: dopo il premio del Comune, mi cacciano via. Raccolte 5 mila firme di solidarietà

    Riceve la targa di bottega storica. «Ma a fine mese mi sfrattano»

     

    Due giorni fa il riconoscimento. Tra un mese lo sfratto. La targa di «Bottega storica» è stata concessa dal Comune al rigattiere-antiquario Giorgio Pastore «quale segno di vivo apprezzamento per l' attività svolta da oltre 50 anni nella nostra città». L' apprezzamento, per quanto «vivo», non include un sostegno. Così la placca di ottone che dovrebbe segnalare i negozi che sono pezzi dell' anima e della storia della città, sul portone dell' «Arzigozzoviglieria» potrebbe rimanerci meno di un mese. Non conta che in questi locali sul Naviglio Grande, colmi di cristalli antichi, mobili, statue, porcellane, sculture, siano passati Giovanni Spadolini (collezionista di libri antichi), Bettino Craxi (appassionato di qualsiasi oggetto collegato all' epoca e al personaggio di Giuseppe Garibaldi), Ottavia Piccolo (alla ricerca di abiti dei primi decenni del secolo scorso). E poi Patty Pravo, Silva Coscina, Maria Mulas, Camilla Cederna. A difendere questa bottega e gli studi dei pittori avevano provato l' anno scorso i cittadini, raccogliendo 5 mila firme. Storia che si ripete: negozi antichi sotto sfratto per far posto a pizzerie, bar, locali notturni. La bottega di Pastore, 73 anni, è un simbolo della trasformazione. «Le istituzioni - spiega il consigliere comunale di Forza Italia Andrea Mascaretti - dovrebbero trovare un modo per tutelare questi luoghi: magari riducendo l' Ici ai proprietari, oppure stabilendo l' attuale presenza di botteghe storiche in una certa zona e vincolando la proporzione rispetto al resto delle attività». La legge del mercato, e degli sfratti, per ora corre più veloce della politica. La targa di bottega storica rischia di essere inghiottita dai neon azzurrognoli di una gelateria. Gianni Santucci Tradizioni LA TARGA Il riconoscimento di Bottega storica è stato concesso all' Arzigozzoviglieria di Giorgio Pastore, rigattiere e antiquario. «Dal 1940», è scritto sulla targa. Pastore comunque sarà sfrattato a fine mese I CLIENTI Tra i visitatori della bottega di Pastore ci furono Giovanni Spadolini, Bettino Craxi, Patty Pravo, Camilla Cederna LA PROPOSTA «Le istituzioni dovrebbero trovare un modo per tutelare questi luoghi: magari riducendo l' Ici ai proprietari»

    Santucci Gianni

    Pagina 10
    (9 marzo 2006) - Corriere della Sera

    Fonte originale : archiviostorico.corriere.it/2006/marzo/09/Riceve_targa_bottega_storica_fine_co_7_060309030.shtml


    Corriere della Sera

  7. Lettera aperta di Giorgio Pastore

    30 APRILE 2007

    L'ARZIGOZZOVIGLIERIA chiude
    Giorgio Pastore e Mitti Piantanida davanti alla Bottega

     

    Mi chiamo Giorgio Pastore, ho 73 anni vivo e lavoro a Milano in Alzaia Naviglio Grande,8. Sono titolare dell'ultima "bottega storica" del Naviglio Grande riconosciuta dal Comune di Milano e che ha ottenuto il riconoscinìmento di attività storica di interesse regionale: l'"ARZIGOZZOVIGLIERIA" che tra pochissimo dovrà chiudere per sfratto causa cessata locazione. Da qualche anno a questa parte, la zona dei Naviglio attorno alla Darsena è oggetto di incredibili e radicali cambiamenti, per niente legati alla sua storia, che stanno modificando uno dei luoghi più suggestivi di questa città. Sotto la spinta di questi cambiamenti si stà perdendo un patrimonio di storia, cultura, memoria, relazioni sociali legate al contesto lavorativo, artistico di questi luoghi, il fulcro del complesso e variegato universo di questo angolo di Milano, che qualcuno nel mondo, metterebbe estremamente sotto vuoto pur di conservarlo. Continuamente vengono chiuse botteghe caratteristiche commerciali, artigiane e studi di pittura, o perchè non si rinnova loro il contratto, o perchè vengono richiesti affitti sempre più alti;al loro posto sorgono artefatti locali pubblici ormai assiepati uno accanto all'altro, per niente legati alla storia ed al contesto sociale del Naviglio. Sono state raccolte ,con un sondaggio d'opinione,oltre 5000 firme di solidarietà. Hanno firmato, donne e uomini di cultura, imprenditori, artisti, importanti politici appartenenti trasversalmente a tutto l'arco costituzionale, cittadini italiani e stranieri costernati di fronte al cambiamento. Nonostante abbia ricevuto l'importate riconoscimento ora lo sfratto tocca alla mia bottega che dovrà chiudere entro dicembre 2006. Le 5000 firme raccolte e gli attestati riconosciutimi non possono tuttavia arginare al momento gli interessi della proprietà. Proprietà privata che proprio grazie al nostro impegno ed ai nostri sacrifici ha visto aumentare a dismisura il valore degli immobili, ciò nonostante, nel raccogliere tanta ricchezza, devasta il valore culturale che l'ha creata, impossessandosi grossolaneamente dei frutti del paziente lavoro di decenni, scacciandone gli artefici per aprire locali serali. Sento il peso della responsabilità di essere costretto a chiudere una bottega storica di Milano oltre che di una parte della mia vita, ed anche perchè questa come altre storie è esemplare di quanto stà accadendo sul naviglio


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Abbiamo raggiunto i 10.000 metri!


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Alla data del 19 Aprile 2015 abbiamo raccolto complessivamente 10.000 metri di SCIARPA pervenutici dall'Italia e dai seguenti paesi del Mondo:

  • Albania Albania
  • Australia Argentina 
  • Australia Australia 
  • Belgio Belgio 
  • Brasile Brasile 
  • Cina Cina
  • Croazia Croazia 
  • Francia Francia
  • Germania Germania
  • Giappone Giappone
  • Grecia Grecia
  • Regno Unito Regno Unito
  • Lituania Lituania
  • Messico Messico
  • Moldavia Moldavia
  • Norvegia Norvegia
  • Olanda Olanda
  • Peru Peru'
  • Portogallo Portogallo
  • Romania Romania
  • Russia Russia
  • Spagna Spagna
  • Svezia Svezia
  • Svizzera Svizzera
  • Turchia Turchia
  • USA USA
  • Venezuela Venezuela

Punti di Raccolta

  • Sedi e recapiti
  • MILANO Studio "MITTI" di MARIA TERESA PIANTANIDA (in arte Mitti) Alzaia Naviglio Grande n.4 - 20144 MILANO - tel 02 89415981 cell: 339 1768649 mail: coinvolgente@coinvolgente.it I SCALFINATT DE ROGORE...→


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Giorgio Pastore con una bambola della sua bottega storica